...la maestria di un maestro della luce che la usa come materia prima di narrazione e stupore. ha lasciato che i tavoli si muovessero liberamente nello spazio per poterli percepire da più punti di vista, per far sì che l’ironia che ne ha caratterizzato la progettazione potesse scaturirsi in azione: i tavoli si muovono, camminano sulle pareti, rompono le superfici specchianti… lasciano una traccia, appunto.

l’oggetto di design non è più solo un complemento d’arredo, ma uno strumento di comunicazione e la luce diventa il mezzo per raccontarlo. la stanza della rocca dedicata all’intervento di mario nanni diventa un habitat autonomo, un mondo onirico di luce e materia che trasforma l’apparente passività dell’oggetto “traccia” in un racconto.

mario nanni progettista