lo osservo, lo interpreto come un'architettura.

pongo ad una certa distanza una sorgente luminosa e provo a far girare la luce intorno al mio blocco come farebbe il sole intorno ad un edificio.

nel mio progetto nascondo un corpo illuminante dietro un buco nel soffitto, nella parete, tra le ante di una porta, lo nascondo e lo rendo invisibile ma gli restituisco così la sua funzione primaria, quella di fare luce.

uso la luce artificiale che in nessuna forma dovrà mai imitare quella naturale, può solo osservarla e trarne insegnamento.

ancora in classe.

alzo lo sguardo dalle mie pagine bianche ormai sporcate dagli schizzi neri di una matita.

i miei occhi sgranati si inchiodano su una lavagna nera sporcata dal gesso bianco.

[...continua...]
mario nanni progettista